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Nanto... Aneddoti e curiosità

rubrica a cura di Arch. Bernardo Dominidiato

Socio e collaboratore della Pro Loco Nanto

CAPITOLO 1 - L’ORATORIO DI SAN GAETANO ORA DEDICATO A SAN BARNABA a Bosco di Nanto, di Livio Rappo   

 

oratorio bosco nanto san gaetano colli berici vicenza pro loco

 

Una larga parte del territorio di Bosco di Nanto, ad est del paese, è un grande possedimento agricolo che nel corso dei secoli ha visto il succedersi di passaggi di proprietà, vendite, eredità.

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Ed oramai questa enorme tenuta agricola che un tempo comprendeva anche terreni nei paesi vicini di Villaganzerla e Montegaldella, si sta smembrando.

 

Le informazioni su questo territorio le riscontriamo negli atti notarili e le possiamo accertare anche dai resoconti delle visite pastorali dei Vescovi della diocesi di Vicenza.

 

Il giorno 11 settembre del 1747, leggiamo che comparve davanti al vescovo Antonio Marino Priuli, a Villaganzerla, un certo don Antonio Tomaselli che dichiarò: “sono sacerdote di Bassano, ho anni 58 e sono anni 8 che abito nella parrocchia di Nanto; celebro la santa Messa nell’oratorio sotto il titolo di San Gaetano dentro i limiti della suddetta parrocchiale di Nanto, ove uffizio una mansioneria di 300 messe all’anno e mi viene dato dal castaldo delli signori Remondini dalle Grazie di Bassano contributo biade ed altro per valore di ducati 100 ed un abito a mio piacimento ogni due anni; ho pur casa con mia abitazione”.

 

Con il declino delle fortune della famiglia Remondini di Bassano, all’epoca una delle maggiori tipografie dell’Europa per dimensioni, capacità produttiva e rete di traffici,  la proprietà venne venduta ai conti Salvi di Vicenza.

 

Anche nelle visite pastorali seguenti troviamo che vi era una chiesetta con altare in pietra, ben ornata e provvista di tutto, una sacrestia e campanile con campane.

 

L’altare è ornato di una tela dipinta da don Giuseppe Volpi curato e primo Parroco di Bosco.

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Rappresenta  la Vergine Maria che tiene in braccio il Piccolo Gesù Bambino che si sporge verso le anime del Purgatorio e offre loro lo scapolare che le porta verso il Paradiso.

 

Sulla facciata della chiesa, in due nicchie, vi sono due statue in pietra bianca.

 

Una mancante di un avambraccio, rappresenta un santo che guarda il crocifisso posato sulla sua spalla.

 

L’altra tiene fra le mani un modellino di chiesa.

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Il complesso soffre le ingiurie del tempo e l’incuria degli uomini.

 

Dopo i Conti Salvi, la proprietà passò ancora di mano dapprima alla famiglia De Benedetti di Padova, quindi alla famiglia Tallin ed ora agli eredi.  I signori De Benedetti erano di religione ebraica, ma furono grandissimi benefattori verso la parrocchia di Bosco e contribuirono in buona parte alla costruzione dell’asilo parrocchiale.

Il cav. Mattia De Benedetti ed il figlio dottor Gino furono anche Sindaci di Nanto.

Possiamo dire che l’economia del paese ruotava attorno a questa grandissima estensione agricola.

 

Molte abitazioni, quasi tutte oramai abbattute, ospitavano decine di famiglie di contadini, mezzadri, “boari” che lavoravano in questa proprietà.

 

Un calcolo approssimativo ammonta a circa ottocento persone.

 

La villa gentilizia era il cuore dell’attività agricola e di quanto abbisognava per la conduzione, compreso l’artigianato ad essa afferente. Granai, cantine, stalle, scuderie, pollai, tese per il fieno, un grande se-ese per l’essiccatura del frumento e del mais, parco con alberi secolari.

 

Un centro vitale che la sera del giorno 11 giugno, festa di San Barnaba, si radunava nella chiesetta per assistere alla santa messa e poi deliziarsi con biscotti, vino e vermouth, offerti dalla padronanza.

Un momento di convivialità dopo la calura della giornata di se-so-la (mietitura con falcetto).

Questa grande villa padronale, fu occupata dalle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale e utilizzata come deposito.

Prima dell’arrivo delle forze di liberazione americane, subì un furioso incendio con grave danno per i materiali stoccati e perdita delle strutture edilizie della parte nord.

Negli anni ottanta si organizzava per la festa di san Barnaba una Sagretta con grande partecipazione popolare, tradizione ormai perduta.

 

Livio Rappo

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